Attacchi di Panico

 

Slide Lugano, 15 marzo 2013

La UPF-Ticino ha organizzato una serata sugli "Attacchi di Panico" visti da due prospettive: letterario e istituzionale.

Giuseppe Termine ha introdotto il tema della serata:

Buonasera a tutti, vi ringrazio di essere qui a questa serata su una tematica abbastanza interessante anche perché sottaciuta ma in realtà è un problema molto diffuso nella nostra società, sono Giuseppe Termine presidente della UPF - Ticino, vi presento la signora Miriam scrittrice di narrativa sociale, ha vinto diversi premi, scritto diversi libri che potrà presentarci questa sera, doveva esserci anche il dottor Mattia ma che purtroppo all'ultimo momento ha declinato l'invito, farò io un intervento dal punto di vista istituzionale, sono educatore sociale e lavoro con delle persone che hanno delle disabilità, vi presento anche la dottoressa Chiara Sibilia che farà la moderatrice della serata, grazie.

 

Chiara

Chiara Sibilia

Buonasera a tutti, questa sera sarò la moderatrice della serata, sono la presentatrice abituale di Miriam fin dal suo primo libro, quando Miriam ha presentato il suo primo libro io ero assessore alla cultura nel nostro comune di Appiano Gentile, un pomeriggio mi si presenta lei giovane, carina, timida, mi sembrava che non avesse nemmeno 20 anni, poi ho scoperto che ne aveva già 30, mi dice "sono una scrittrice e vorrei presentare il mio primo libro", Miriam mi ha raccontato di come ha iniziato a scrivere, che tra l'altro è sempre stato un suo sogno fin da ragazzina di diventare una scrittrice, Miriam ha realizzato appieno questo sogno, ha già scritto sei libri e viene spesso invitata a presentarli un po’ ovunque.

In questo primo libro era scritta la storia di una ragazza che lavorava in una casa di riposo, quindi tratta gli argomenti degli anziani, la solitudine, la depressione e anche gli attacchi di panico, ha parlato anche delle persone che stanno in carcere, come vivono la loro vita, quindi lei si pone di fronte ai problemi delle persone che soffrono, sono problemi gravi ma lei li sa rendere leggeri perché ne parla con una delicatezza incredibile, inoltre utilizza parole semplici, ti accompagna all'interno di questi problemi prendendoti per mano, arrivi alla fine del libro con una serenità, anche se i temi che tratta non sono temi sereni, dopo aver letto uno di questi libri uno si sente meglio.

Il tema di questa sera sono gli attacchi di panico, Miriam soffre di attacchi di panico, il suo secondo libro è il libro adatto al tema della serata perché in questo libro si parla di una persona che soffre di attacchi di panico, caso vuole che il libro è ambientato nel Canton Ticino. Miriam perché hai iniziato a scrivere?

 

Miriam

Miriam Ballerini

Scrittrice di narrativa sociale: romanzi, racconti e poesie. Insegnante di scrittura creativa presso la scuola professionale di Appiano Gentile.

Sinceramente scrivo da sempre, scrivo da quando avevo circa 12 anni, il primo romanzo l'ho scritto a 14 anni, scrivo perché all'interno ho una molla che è più forte di me, sento di dover scrivere, ma non avevo pensato che diventasse il mio lavoro, se avessi continuato con gli studi avrei fatto il veterinario, poi la vita molto spesso sceglie per noi, diciamo che il lavoro ha scelto me.

Il secondo libro l'ho scritto per descrivere una mia situazione, il libro è assolutamente inventato, parlo di una violenza carnale di altre cose che io grazie a Dio non ho provato, essenzialmente tutti i miei libri sono dei romanzi di invenzione che uso poi per parlare di cose reali, con i romanzi di invenzione riesco a raggiungere un più vasto pubblico e far conoscere così gli argomenti che effettivamente voglio trattare.

In questo caso parlavo di attacchi di panico perché purtroppo io dal 2000 ne soffro e ho scoperto che è un problema che assilla molte persone, è un problema che non è preso sul serio, molto spesso mi sono sentita dire "ma ha fatti una bella risata che ti passa", se fosse così semplice, io di risate ne faccio molte però purtroppo il problema non passa comunque.

Come succede nella realtà, abbiamo un motivo scatenante che può essere anche banalissimo, come è accaduto a me, che riporta a galla una cosa precedente dell'infanzia o dell'adolescenza che non si è risolta, accade come una sorta di terremoto interiore, delle certezze vengono a mancare e si sente proprio come se mancasse la terra sotto i piedi e da lì comincia tutto il problema, mentre ad esempio chi soffre di aracnofobia, di ofidiofobia quindi vede un serpente e si spaventa e ha paura, nel momento in cui il soggetto viene tolto dalla sua vista l'attacco di panico passa, invece questo genere di attacco di panico non ha una motivazione sostanziale.

La prima volta che mi è venuto, ero dalla mia parrucchiera seduta ad aspettare il mio turno quando a un certo punto ho provato un fortissimo malessere, sembra di morire, manca il respiro, sembra che si stia svenendo, che si perda il controllo, non capendo esattamente cosa fosse non ho fatto altro che alzarmi e dire che non mi sentivo bene, sono andata a casa ma non avevo più nulla e non ho dato importanza all'evento, la seconda volta mi trovavo a casa seduta di fianco a mio marito, avevo una paura folle come se ci fosse qualcuno che mi puntasse una pistola, ma non sapevo di cosa avevo paura, non c'era un oggetto preciso, ho avuto una crisi di pianto che non riuscivo a sedare, a quel punto sono andata dalla guardia medica, mi è stato detto che avevo bisogno di un buon psichiatra.

Così ho cercato una psichiatra che mi segue ancora adesso, le prime volte le sedute erano di tipo consolatorio, la mia psichiatra mi ha aiutato molto, io ero una ragazza molto timida, insicura, purtroppo sono malattie che vanno curate nel senso che non passano da sole anzi peggiorano, si ha paura della paura, si ha paura del prossimo attacco, si ha paura di questa sensazione che è veramente orribile e quindi si tende a chiudersi, si pensa di non essere capiti, di essere soli al mondo, questi attacchi succedono quando non hai una scappatoia, per fortuna io non ho mai avuto livelli altissimi anche perché sono intervenuta abbastanza velocemente e non ho mai permesso alla malattia di sottomettermi, ci sono momenti in cui sto male come in questo periodo, la primavera è il momento del risveglio della natura, dell'essere umano, ma io continuo ad agire, a lavorare, a ridere e non permetto alla malattia di vincere.

La persona che ha un problema è come se avesse i paraocchi, vede il suo problema alla sua maniera, il terapeuta invece ti fa vedere il problema da altri punti di vista, questo aiuta molto. Ci sono persone che pensano di potersela cavare da soli ad uscire dalla malattia, so di persone che ce l'hanno fatta, occorre una grande forza di volontà e se si riesce subito a individuare qual è il problema, ci sono anche strade alternative, ad esempio io ho seguito la psicoterapia affiancata alla cura farmacologica, c'è chi prova l’agopuntura, oppure chi prova con le erbe.

Le parti più brutte della malattia sono quando si hanno pensieri che sembra non vengano da noi ad esempio di suicidio o di fare male agli altri, questo spaventa molto perché sembra che dentro di noi ci sia un'altra persona, è una cosa orribile da provare e quindi si sta malissimo e si ha paura di perdere il controllo, il consiglio è di curarsi con uno specialista. Nel mio caso scrivere mi aiuta moltissimo, scrivendo si va via con la mente, si va in un altro mondo, lo scrivere è terapeutico.

L'attacco di panico è la paura di perdere il controllo, quando si dorme ovviamente si perde il controllo ci si rilassa io ho anche incubi notturni quindi le notti sono stancanti, quello che mi è rimasto è la paura che non puoi calcolare la paura del futuro che non si sa cosa accadrà, la paura di rimanere soli ed è anche questa una paura che non posso controllare né gestire.

Io a causa del mio lavoro sono sempre in giro, questo è positivo perché in questo modo sono obbligata a vivere devo uscire di casa devo fare le cose e questo è un bene. Per riconoscere che sta arrivando un attacco di panico nel mio caso ad esempio il mio corpo mi manda dei segnali, le mani incominciano a diventare fredde, incomincio a sudare, dalle mani sale alle braccia, sembra di svenire, da lì comincia tutto.

 

Giuseppe

Giuseppe Termine

Educatore sociale, presidente della UPF-Ticino.

Porto la mia esperienza di educatore sociale, in particolare le strategie che mettiamo in atto di fronte ad un attacco di panico con persone con dei limiti cognitivi e altri focolai di disabilità, ma prima vorrei parlare brevemente dei disturbi d’ansia e degli attacchi di panico: cosa sono e come si affrontano.

Per ricollegarmi al mio lavoro, porterò la storia di una signora, che chiamerò Giordana per renderla anonima. Giordana è una donna di 40 anni, la sua disabilità è congenita, cioè dalla nascita. Presenta una malformazione alle anche, e unitamente ad altri motivi è stata sottoposta da bambina e da adulta a diversi dolorosi interventi chirurgici, ha una lieve insufficienza mentale, un disturbo del linguaggio, soffre di crisi epilettiche e durante i momenti di panico ha comportamenti aggressivi. Questa giovane donna solo alla vista di un cartello con la scritta Ospedale o vedere qualcuno con un camice bianco, gli causa intensissimi attacchi di panico e diventa poco gestibile, poiché diviene molto aggressiva. Un prelievo di sangue o una visita oculistica può diventare un dramma. La parola dottore suscita in lei un sentimento di paura. Da qualche anno i genitori hanno deciso di lasciare Giordana a tempo pieno in un foyer, - prima passava tutti i fine settimana a casa -. Questa decisione ha aggiunto altro malessere a Giordana poiché lei lo vive come un sentimento di abbandono. La famiglia pur con tutto l’amore che la contraddistingue, ha un vissuto molto difficile. Ora i genitori sono invecchiati e non sono più in grado di farsi carico dei problemi della figlia. Sono stanchi e destabilizzati da anni di rinunce e di adattamento ai problemi della figlia, e vivono forti sensi di colpa perché non riescono più a portare a casa la loro figlia. I genitori non hanno più la forza di gestirla.

In cosa consiste la nostra prestazione professionale?

  1. Instaurare un rapporto di fiducia ed essere sempre congruenti con lei. Spiegare sempre tutto ciò che la riguarda;
  2. Osservare e ascoltare per e decodificarne i sintomi per prevenire e contenere il malessere. Gli attacchi di panico nel suo caso sono sempre preceduti da sintomi somatici, tremore, palpitazioni, sudorazione improvvisa e paura.
  3. Dare la certezza che non sarà mai da sola, che ci sarà sempre qualcuno;
  4. Accettare sempre il suo malessere e accoglierla anche fisicamente con un abbraccio per tranquillizzarla;
  5. Lavorare in una prospettiva di alleanza con la famiglia per il benessere della persona;

Il disturbo dell'ansia

Parecchie persone hanno avuto o potrebbero avere nel corso della propria vita, un disturbo d’ansia. L’ansia di per sé non è una cosa negativa, si tratta di un'emozione, che attiva l’organismo quando una situazione viene percepita come pericolosa. Nella specie umana, l’ansia si traduce in una tendenza immediata all’esplorazione dell’ambiente, nella ricerca di spiegazioni e rassicurazioni. Normalmente è presente in ogni persona. Quindi, l’ansia, non è solo un limite o un disturbo, ma costituisce una importante risorsa. Essa è una condizione fisiologica, efficace in molti momenti della vita, per proteggerci dai rischi, mantenere alto lo stato di allerta e migliorare le prestazioni personali. Es. durante un colloquio di lavoro.

Se l’esposizione all’ansia dovesse perdurare per molto tempo, per esempio infruttuosa ricerca di un lavoro, o la preoccupazione di perderlo, o di non potere più pagare il mutuo o altro, può sfociare senza dubbio nella patologia.

Gli attacchi di panico

Altra cosa, sono gli attacchi di panico, sono un momento di paura o di disagio intenso, generalmente hanno un inizio improvviso e una durata variabile di alcuni minuti, in alcuni casi, la durata è molto maggiore, e possono susseguirsi più attacchi consecutivi. Gli attacchi di panico sono sempre accompagnati da sintomi somatici e cognitivi, quali palpitazioni, sudorazione improvvisa, tremore, sensazione di soffocamento, nausea, paura di morire, battiti irregolari, bocca secca e non riuscire a parlare, sensazioni di oscuramento totale dai propri processi di pensiero, paura di perdere l’autocontrollo, paura di fare qualcosa di imbarazzante in pubblico o di perdere la calma.

Chi ha provato attacchi di panico li descrive come un’esperienza tremenda, spesso improvvisa ed inaspettata, perlomeno la prima volta, ed è più accentuata se sono stati coinvolti degli estranei. Successivamente la paura di un nuovo attacco diventa subito forte e dominante. Il singolo episodio, quindi, sfocia facilmente in un vero e proprio disturbo di panico, più per "paura della paura". La persona si trova rapidamente impantanata in un tremendo circolo vizioso che spesso si porta dietro la cosiddetta "agorafobia", ovvero l’ansia relativa all’essere in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile un aiuto, nel caso di un attacco di panico inaspettato.

Diventa così pressoché impossibile per le persone che ne soffrono, uscire di casa da soli, viaggiare in treno, autobus o guidare l’auto, stare in mezzo alla folla durante una festa o fare la spesa in un grande magazzino. La persona soggetta agli attacchi di panico cerca di evitare tutte le situazioni che potenzialmente possono essere per lui motivo di ansia. La persona che vive gli attacchi di panico, senza volerlo induce i familiari a non lasciarla mai da sola, per cui cercano di adattarsi a lei. Questa situazione gli crea un’inevitabile senso di frustrazione che deriva dal fatto di essere adulto, ma dipendente dagli altri, questo vissuto può condurre chi ne soffre ad una depressione. Bisogna fare attenzione a non far pesare queste preoccupazioni a chi è soggetto a questo problema, per non ferirne la sensibilità e destabilizzarne lo stato emotivo.

La caratteristica principale degli attacchi di panico è che sono ricorrenti, inaspettati, e seguiti da parecchi giorni di persistente preoccupazione di subire un altro attacco di panico. Chi ne soffre si preoccupa delle sue conseguenze, e cambia il proprio comportamento e il proprio vivere, evitando le situazioni in cui teme che possano riaccadere. Il primo attacco di panico è generalmente inaspettato, si manifesta a ciel sereno, per cui la persona si spaventa enormemente e, spesso, ricorre al pronto soccorso. Con il passare del tempo, la persona che ne soffre, impara a prevederle ed escogita delle proprie strategie. Per formulare una diagnosi gli specialisti ritengono necessari almeno tre o quattro attacchi di panico inaspettati, ma la maggior parte degli individui ne hanno molti di più. I soggetti con Disturbo di Panico mostrano angosce sulle implicazioni o sulle conseguenze degli attacchi di panico. La preoccupazione per un successivo attacco, sono spesso associate con lo sviluppo di condotte di isolamento che possono determinare una vera e propria Agorafobia. Generalmente gli attacchi di panico sono più frequenti in periodi di maggior esposizione allo stress. Alcuni eventi della quotidianità, possono rappresentare fattori di crisi.

Dalla mia esperienza di educatore i fattori scatenanti possono avere molte cause. Una separazione coniugale, la perdita di una persona cara, la malattia di una persona importante, l’essere stata vittima di una qualche forma di violenza, problemi economici o dinamiche sul posto di lavoro. Generalmente i primi attacchi si verificano in un contesto di eventi stressanti, come guidare da soli o viaggiare su un autobus. Essi sono la risposta corporea a un disagio della mente. La frequenza e la gravità degli attacchi di panico varia molto nel corso del tempo e delle circostanze. La letteratura medica riferisce che la frequenza e l’intensità degli attacchi di panico varia da persona a persona. Vi sono anche persone che presentano solo un Disturbo di Panico, che sono degli attacchi in cui non si manifestano tutti i sintomi del panico, senza esplodere in una vera e propria crisi. Durante un attacco di panico, pensieri catastrofici automatici e incontrollati riempiono la mente della persona, che ha quindi difficoltà a pensare chiaramente e teme che tali sintomi siano veramente pericolosi. Talvolta chi ne soffre pensa che questi attacchi indichino la presenza di una malattia non precisata e pericolosa per la sua salute, per esempio, una cardiopatia o l’epilessia. Sebbene abbiano fatto approfonditi esami medici e ricevuto ripetute rassicurazioni, restano impauriti e convinti di essere fisicamente vulnerabili. Altri pensano che gli attacchi di panico indichino che sono emotivamente deboli e instabili.

Alcuni suggerimenti utili per chi ne soffre:

  1. Tutti gli stati d’animo devono essere sempre esternati, non tenere dentro di sé paure e ansie;
  2. Imparare ad acquisire un maggior controllo delle proprie emozioni.
  3. Interrompere quei pensieri che producono l’ansia anticipatoria sostituendoli con pensieri più razionali.
  4. Ripetere a se stessi che tra poco passerà.
  5. Una psicoterapia può aiutare a curare gli attacchi di panico e spezzare i circoli viziosi.
  6. In alcuni casi può essere utile una terapia farmacologica se prescritta da un medico psichiatra.
  7. Praticare tecniche di rilassamento come lo yoga o il thai-chi per abbassare lo stato di tensione generale.
  8. E soprattutto, avvalersi del supporto amorevole della famiglia e degli amici.