Ha parlato a nome delle Case delle donne e dell’esperienza di questi 20 e più anni, spiegando anche cosa c’è in Ticino.

 

sonnyLugano, 22 novembre 2012

Sonny Buletti

Responsabile della Casa delle donne di Lugano. Di formazione docente ed educatrice, dal 1985 lavora per l'Associazione Consultorio delle donne.

Come rappresentante delle Case per le donne partecipa alla Commissione permanente e pluridisciplinare del Consiglio di Stato nell'ambito della violenza domestica.

Buonasera, sono stata invitata per parlare della violenza domestica, pensavo di fare prima un quadro di cosa c’è in Ticino e poi arrivare a quello che facciamo noi e parallelamente a quello che fa l'associazione Armonia che opera nel sopraceneri, come ha già detto Katia la violenza è una realtà che colpisce soprattutto le donne però sporadicamente sono toccati anche alcuni uomini e qui di solito emerge subito una cosa quando si fanno serate di questo genere se non lo diciamo, la seconda domanda è "ma gli uomini poverini?" allora lo dico subito c'è ne sono anche di loro, pochi, però esistono.

La violenza domestica è una realtà svizzera e anche ticinese, in svizzera si parla di una donna su cinque che ha subito un tipo di violenza e in Ticino la polizia cantonale, di cui vi dirò poi perché citiamo questi dati, parla di due-tre interventi al giorno, come già diceva Katia il fenomeno è trasversale nel senso che è comune a tutte le età, noi come Case delle donne a Lugano abbiamo avuto la più giovane 17 anni e la più anziana 82 anni, a tutte le etnie, a tutte le religioni, a tutte i ceti sociali.

Negli ultimi anni lo Stato ha deciso di intervenire e di cambiare delle leggi (si parla di tolleranza zero) in modo da dare una condanna ufficiale a questo tipo di violenza, è stato modificato il codice penale in modo che la vittima non abbia più l'onere di quella che si chiama "querela di parte" che noi chiamiamo comunemente denuncia, nei casi di violenza che giuridicamente è reputata minore, ripetuta e in tutti gli altri tipi di violenza più grave si parta d'ufficio, questo, da una parte toglie alla vittima l'onere di essere la colpevole cioè quella che denuncia il marito, che magari lo manda in prigione, che magari gli fa perdere il lavoro, d'altra parte però a parte situazioni di violenza sessuale o molto gravi la vittima può sospendere il procedimento. Comunque dall'altra e di fatto sembra che ci sia un livello altissimo di queste denunce che vengono sospese per cui i giuristi stanno cercando una alternativa a questo stato di cose.

Katia prima diceva "con chi si confidano?", il problema è che la persona violenta è comunque figlio di qualcuno e che i suoi parenti cercano di proteggerlo, di far si che la moglie abbia pazienza, d’altra parte la nostra cultura non è più "tra moglie e marito non mettere il dito", ma comunque "nel bene e nel male", dimenticando bellamente "onorarla e rispettarla", questa era la prima modifica.

La seconda modifica è stato un cambiamento del codice civile, il primo era penale: giudice e pene fino alla prigione, questo è civile, quindi il pretore (quello che fa i divorzi e le separazioni per intenderci), ha il diritto tramite l'articolo 28 di fare in modo che la persona violenta non possa avvicinarsi al domicilio, al posto di lavoro o alle scuole di bambini, a determinati territori a seconda della situazione e in più può pretendere che non possa tormentare e contattare la vittima tramite telefono, tramite mail, quindi se si vuole in questa situazione la vittima ha un periodo di riflessione che il giudice può stabilire, tre-sei mesi. Quello che è tutelato da questi aspetti è un momento che può essere molto importante, che però non siamo ancora pronti ad accogliere, nel senso che sono successe delle situazioni dove si parlava dei fatidici 50 metri minimo di distanza tra i due, poi però bisogna andare a prendere i vestiti al domicilio, ma al domicilio ci deve essere lui a presenziare e vedere cosa la moglie prende, su carta c’è tutto, ma nei fatti siamo poco convinti.

Il terzo cambiamento: in alcuni cantoni tra cui il Ticino è stata data l'autorizzazione alla polizia cantonale di intervenire su segnalazione della vittima ma anche dei vicini che sentono litigare, di intervenire nell'appartamento in divisa, quindi con un peso di forze dell'ordine, interrogare sia l'aggressore che la vittima e poi se la situazione lo richiede per tutelare la vittima, possono allontanare la persona violenta da casa per un periodo di 10 giorni eventualmente prolungabile di altri giorni, in questi 10 giorni ne la persona violenta ne la vittima possono cambiare lo stato di cose. Quindi quello che è successo diventa un crimine pero è anche un dare 10 giorni in cui ognuno dei due riflette su quello che è successo, i poliziotti sono contenti aldilà che tutti dicono che si trovano in situazioni di degrado inimmaginabile, come può essere rovinato un rapporto di coppia dove non c'è più stima non c'è più niente, le persone sono nel gradino più basso di quello che sono in grado di dare.

Ci sono questi momenti in cui la condanna diventa palese dove la persona violenta deve consegnare le chiavi di casa, preparare una borsa con le cose che gli servono per i 10 giorni e andarsene, parallelamente solo da quest'anno è stata data la possibilità al patronato penale di accogliere le persone violente per ragionare su quanto è successo. Al momento è un esperimento solo volontario, paradossalmente in alcune situazioni dove c'è un litigio di coppia c'è la donna che o si difende o attacca in questo litigio, è successo che è poi lei che ammette la propria violenza ed è lei che va come autore, mentre sono molto pochi i maschi che vanno li e molto spesso sono in grado di dare una mano a quelle che fanno domande di assistenza o se ci sono problemi economici, diventa questo il motore che li porta li e non tanto il fatto che in casa hanno compiuto una violenza sulla compagna.

Il modo in cui si esplica questa violenza è molteplice, ci sono violenze verbali, psicologiche, fisiche, sessuali, economiche, economiche può voler dire impedire alla compagna di lavorare o mandarla a lavorare e poi le porti via tutto, e questo è molto più frequente di quello che si possa pensare, in tutte queste situazioni non dobbiamo dimenticare che spesso ci sono dei bambini, questi bambini a volte sono colpiti direttamente, ma molto spesso devono assistere spaventati e impotenti a quello che succede, a volte i genitori non se ne rendono conto nel senso che pensano "sono piccoli, non sentono", ma è stato scoperto che anche essere in camera e sentire le urla ha sui bambini gli stessi effetti che hanno le violenze direttamente inflitte, dal disagio scolastico all'insonnia, dal fare la pipì a letto, ecc. tutte queste serie di cose esistono sia che loro sono stati direttamente picchiati sia che hanno dovuto vivere nell'incubo "o Dio ricomincia, sta di nuovo succedendo" ecc ecc.

Circa una ventina di anni fa, nel 1985 noi abbiamo cominciato la nostra lotta come Consultorio delle donne contro la violenza per il sottoceneri e circa due anni dopo è arrivata l'Associazione Armonia per il sopraceneri, abbiamo un consultorio che è un ufficio, uno spazio di consulenza dove possiamo ricevere uomini, donne e coppie, per tutto quello che concerne separazione, divorzio, matrimonio, disagio in famiglia o problemi con i figli o proprio quello della violenza in famiglia, ognuno delle due associazioni ha una Casa delle donne, dove donne e bambini vittime di violenze domestiche vengono accolte e vengono alloggiate, in totale abbiamo circa 15 posti letto, nel luganese abbiamo circa 1000 pernottamenti all'anno, questo serve per dire che la realtà non è poi così sottovalutabile come spesso si crede.

Nelle due strutture noi non siamo li a dormire, andiamo tutti i giorni, parliamo con le donne, se hanno bisogno di essere accompagnate dal medico o dall'avvocato, molto spesso ascoltiamo e ascoltiamo tutto il loro dolore, quello che facciamo è creare un quadro di quella che è la situazione con le possibilità di azione, qui diventa importante considerare una cosa quando si è vittime di violenze in famiglia e di conseguenza ci si vuole separare o divorziare, le chance che la donna ha di riuscire in questo percorso dipendono da molte cose, da quando subisce violenza, se è la prima o la seconda volta, se è tanti anni che subisce violenza in famiglia, se l’ha incontrata solo con il compagno o se la subiva già da piccola, se è stata amata da qualcuno oppure se ha vissuto sempre rifiuti dalle persone che dovevano amarla, se ha risorse, contatto con il lavoro, se è isolata in casa, e quanto autostima nutre ancora verso se stessa, conta molto anche se è il momento giusto, ci sono delle situazioni che durano anni e che poi hanno una goccia che fa traboccare il vaso, che fa si che la donna chiede aiuto, di solito questa goccia non è qualcosa di terribile ma la classica banalità attraverso la quale la donna prende atto che quella violenza non la ha meritata e quindi in quel momento scatta qualcosa, importanti sono anche i primi contatti con gli addetti ai lavori, quindi con noi, con la polizia, con chi interviene, se la persona si sente giudicata, e in alcuni casi la tentazione di farlo potrebbe esserci, a volte sono alcolisti, a volte è la decima volta che se vanno e tornano, c'è stata una donna che voleva assolutamente scappare in camicia da notte e con la pentola dove aveva appena cucinato l'arrosto, sono dei momenti emotivamente intensi che se non si è preparati a quello che si può incontrare, può venire la tentazione di emettere il giudizio, e dall’altra parte viene avvertito e, loro tornano a casa, poi se in più hanno con loro i bambini, i bambini possono essere molto spaventati ma se in quel momento sono tranquilli sono anche molto realisti nel senso: "dove è camera mia, dove è il mio letto, dove sono i miei giochi, qui non ci voglio stare", perché qui non ho quello che mi da sicurezza, le mie cose, se in più cominciano a piangere e chiedono di tornare a casa o di volere il papà, le donne o hanno tutta la nostra attenzione e tutto il nostro aiuto o cedono e tornano a casa, spesso in queste situazioni sono le altre ospiti che sono li, che riescono ad agganciarla, a farla sedere, gli danno da bere, chiedono cosa è successo o raccontano la loro storia e molto spesso ci si rende conto qui come siamo assolutamente in grado di sopportare l'insopportabile, di solito la donna "A" ascolta quello che detto "B" e pensa "io non sopporterei mai una cosa del genere" poi racconta la sua storia e l'altra ha la stessa reazione, perché quando si è dentro è come un tunnel, ma quando si vede dall'esterno ci si rende conto di come la situazione sia stata intollerabile.

Noi lavoriamo anche in rete, per cui se vi sono delle esigenze particolari possiamo in ogni momento attivare ciò che serve, in più visto che la nostra associazione viene sussidiata, lo Stato ha stabilito una retta per la Casa delle donne e di questa retta una parte viene pagata dalla legge "aiuto vittime di violenza", vitto e alloggio viene a costare ad una donna 30 franchi. Il nostro stare con le donne lo chiamiamo "camminare con" a volte capita che quando parliamo insieme, mi rendo conto che quando lei parla, fa suonare dentro di me come dei campanelli e che questi campanelli corrispondono a delle frasi dette da altre donne che a volte mi aiutano e mi fanno capire cosa lei non è capace di dire in quel momento, allora arriva lo stupore di queste donne che chiedono "ma come fai a sapere quello che mi è successo", noi rispondiamo "ti sto parlando con tutte le voci che ho sentito e che adesso sono qui con me e adesso parlano a te, non sei sola in questa situazione e quello che è successo a te può succedere a chiunque".

Chiunque può essere vittima o può essere autore di violenza, non c’è un vaccino, molto spesso come diceva Katia, la persona violenta soprattutto nei ceti alti, fuori ha il rispetto della popolazione, viene stimato e quello che succede dentro le mura domestiche viene tenuto abbastanza nascosto, quello che è tragico è che molto spesso questo stato di cose fa si che la vittima poi non venga creduta, ci sono delle situazioni dove la vittima non è creduta e solo in un secondo tempo riesce ad andare in ospedale e farsi attestare le ferite e poi le si crede.

Queste sono le cifre svizzere dello scorso anno : il 39% di tutte le violenze circa 15000 erano violenze in famiglia, la maggiorana degli omicidi sono commessi nell'ambito domestico il 55% e benché l'insieme delle violenze dal 2010 al 2011 sono diminuite, gli omicidi sono aumentati dell'8%, e i tentativi di omicidi del 27% sono cifre che fanno riflettere.

Grazie