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Promuovere il valore dell’educazione e la cultura del volontariato

Gruppo volontari

Da settembre 2012 a luglio 2013 Giulia si è unita a un gruppo di giovani chiamato Oceania Leadership Team. Questa iniziativa coinvolge volontari provenienti da tutto il mondo, tra cui Canada, Stati Uniti, Francia, Italia, Svizzera e Australia quest’anno.

Lo scopo del programma, della durata di un anno, è quello di sviluppare e rafforzare qualità di leadership, principi morali universali e uno stile di vita sano. I partecipanti imparano a promuovere il valore dell’educazione e la cultura del volontariato.

Meta finale è un’esperienza nelle isole del Pacifico, dove i partecipanti vengono coinvolti in progetti di aiuto e di sensibilizzazione alla prevenzione dell’HIV e AIDS, problema ancora diffuso in molte delle isole visitate.

 

La testimonianza di Giulia

GiuliaÈ difficile ricordare con esattezza tutto quanto accaduto, si vive molto in un anno.. e guardandomi attorno adesso mi rendo conto di quanto mi sembri strano essere qui, in Svizzera. I miei occhi hanno visto talmente tante cose.. se provassi a descriverle non riuscirei a rendere un’idea concreta. Spero con questo articolo di dare almeno un’impressione chiara di quanto vissuto.

È stato come un sogno, veloce è cominciato ed è finito.. ma se dai sogni ci svegliamo che siamo gli stessi, so per certezza che non è stato lo stesso per me. Sono partita con aspettative, eppure senza la minima idea di dove sarei andata a finire. Avevo solo un pensiero fisso in mente: volevo dedicare quest’anno a me stessa, in modo completo. Volevo innanzitutto cambiare: ambiente e persone.. o forse non mi rendevo conto di quanto in realtà fossero preziosi per me, quanto valore avessero. Una volta compreso, ho poi sentito forte la loro mancanza. Ma il desiderio di essere libera e indipendente ha avuto il sopravvento a quel tempo: volevo essere indipendente e chissà forse anche dimostrare a tutti che ce la potevo fare.

È stato quindi un viaggio soprattutto alla ricerca di me stessa. Volevo arrivare a conoscermi, prima di tutto. "Chi sono davvero? Che tipo di persona voglio essere per me stessa?" Erano queste le domande che mi ponevo ogni giorno. Molte sono state le prove e le sfide che ho dovuto affrontare per trovare risposta. Non sempre ho vinto, ma ho potuto imparare qualcosa, anche dagli errori. Piano piano sono arrivata a una comprensione più chiara di me stessa, e una volta trovata la risposta finale, è nato naturalmente il desiderio di fare qualcosa di più, di andare più avanti a un livello più ampio: "Che cosa voglio fare per il mondo? Come posso contribuire alla società?".

Siamo il risultato dei nostri antenati, non possiamo negarlo, e non possiamo restare indifferenti agli sforzi che loro hanno posto in precedenza per noi. Vivendo nel presente, abbiamo la loro stessa scelta di decidere di impegnarci per il futuro dei nostri discendenti, o vivere per noi stessi non curandocene. Ho compreso che senza il loro investimento non avrei mai potuto essere lì dove ero in quel momento, e ho quindi deciso di non essere da meno e di investire se possibile di più, per la mia futura famiglia, e per dare qualcosa al mondo. Ho compreso che la vita è nostra, ma non è un giocattolo che possiamo decidere di usare a piacimento secondo le nostre voglie. È un dono. Prezioso se decidiamo di dedicarlo al mondo, se possiamo metterlo al servizio di qualcosa più grande di noi, qualcosa per cui vogliamo vivere, o siamo dirittura disposti a morire. Queste sono alcune delle rivelazioni più profonde avute nella prima parte dell’anno.

Giulia2Il programma in sé richiede disciplina e determinazione: nei primi mesi si affrontano diverse settimane di raccolta fondi, intercalate da attività insieme e piccole pause. Poi la meta finale: le isole. Quest’anno O.L.T. ha avuto l’occasione di andare nelle isole Samoa e in Vanuatu, dove il mio team era diretto. Abbiamo passato le prime due settimane nella piccola, desolata, tropicale isola di Tanna, in un villaggio chiamato Lamnatu, dove abbiamo costruito due gabinetti, dipinto delle case e visitato scuole; le due seguenti a Port Vila, dove abbiamo pulito e ridipinto il Malapoa College e dato delle lezioni sull’importanza dell’educazione ai prefetti (studenti).

La mia esperienza in Vanuatu non sarebbe completa se non parlassi anche delle impressioni che mi hanno accompagnata per tutta la mia permanenza là. Non c’è niente che ci si possa già prefigurare laggiù. Ogni cosa è diversa, dal clima alle persone, dall’ambiente alla cultura. L’esperienza diventa ancora più intensa se si va nei villaggi, al di fuori della normale e conosciuta civiltà: si incontreranno persone che non avranno mai visto pelle bianca, ipod o psp.. molti di loro non hanno idea di come il mondo sia strutturato. Non sanno cosa sia Mc Donald’s. Non esiste elettricità, non esiste acqua corrente come li conosciamo. Nel caso di Lamnatu bisogna camminare dieci minuti nella foresta prima di raggiungere la fonte d’acqua più vicina, un massacro per gli abitanti più anziani del villaggio.

Tuttavia il problema principale sono i soldi: non hanno modo di farne. Di cibo non ne manca, anzi ce n’è troppo.. e tutti vendono al mercato ciò che si può cogliere in natura gratis.. si ha perciò una concorrenza spietata, una vera e propria lotta per assicurare un futuro e un’istruzione ai figli. L’unica speranza sono i turisti, che visitano e curiosano al mercato alla ricerca di cose mai viste.. frutti tropicali così a buon mercato da non sembrare vero.. una vita difficile che noi, abituati ad avere tutto, non possiamo nemmeno immaginarci. Non hanno nulla, vivono ai ritmi della natura, adeguando le loro vite ad essa.. eppure sono come noi, i ragazzi sognano di andare all’università, di vedere il mondo.. e sono felici. Qualcosa che ti fa comprendere come non sia importante cosa tu abbia, ma chi tu sia, in ogni luogo e in ogni momento. Hanno molta speranza, e molto cuore.

Giulia3Per tutta la mia permanenza non ho mai sentito nessuno lamentarsi, piuttosto tutti cercano di contribuire per migliorare la situazione. Non dimenticherò mai ciò che ho vissuto vivendo in quella piccola comunità. E come ho detto a tutti loro prima di lasciarli, ognuno di loro è una piccola luce nel mio cuore. In quel preciso momento forse non ero in grado di comprendere o apprezzare veramente ciò che era successo in quella settimana passata assieme a loro, eppure una volta tornata a casa, al ritmo frenetico della città e allo stress per lavoro e scuola, allora non avrei potuto fare a meno di tornare a Tanna con il pensiero, e avrei compreso quanto valore aveva tutto ciò che avevo vissuto. E avrei sentito forte la mancanza di Lamnatu e dei suoi bambini.

Giulia